L'obbligo vaccinale imposto a sanitari e personale scolastico si fondava su una promessa mai dimostrata: prevenire l'infezione da SARS-CoV-2.
Gli stessi trial registrativi di Pfizer, Moderna e AstraZeneca non misuravano l'interruzione dell’infezione e della trasmissione, ma solo la riduzione dei sintomi.
EMA e CE lo hanno confermato ufficialmente nel 2023: nessun vaccino anti-COVID è mai stato autorizzato per prevenire l'infezione.
Il Comitato Tecnico Scientifico lo ha dichiarato già il giorno prima dell'obbligo in Italia: "le conoscenze attuali non consentono di escludere la capacità di contagio nei vaccinati".
Da agosto 2021, con la variante Delta, i CDC USA hanno ammesso pubblicamente che i vaccinati si infettano quanto i non vaccinati. L’anno dopo era già chiaro che si infettavano di più
Alla clinica Cleveland dell’Ohio (51.000 sanitari monitorati per 200 giorni): chi aveva fatto 1 dose si è reinfettato il doppio dei non vaccinati, con 3 dosi il triplo, con più di 3 dosi ancora di più.
In Austria, su oltre 4 milioni di persone già guarite da COVID: a 8 mesi dalla quarta dose, i vaccinati si infettavano 7,3 volte più dei non vaccinati.
Studi in Qatar, Francia e Italia (ISS-BMJ) confermano lo stesso schema: la protezione non solo svanisce, ma diventa negativa dopo pochi mesi.
La Costituzione consente un obbligo di trattamento sanitario solo se serve a proteggere anche gli altri. Con i vaccini COVID è semmai più vero il contrario.
Il Tribunale di Velletri lo ha scritto nero su bianco: la sentenza della Corte Costituzionale vale "rebus sic stantibus" — finché non emergano nuovi dati. Sono ampiamente emersi!
Chi ha subito sospensioni dal lavoro, multe o restrizioni per un obbligo basato su premesse scientificamente false ha diritto a ricevere giustizia.
La CMSi chiede da 23 Comunicati un confronto con il Ministero della Salute. Finora non ha ricevuto risposta, ma questa volta la risposta non può mancare.
Chi non credesse a quanto sosteniamo, attivi equi confronti scientifici in contraddittorio. In base all’esito, chiediamo che segua un tavolo tecnico, per possibile revisione delle raccomandazioni vaccinali e delle informazioni alla popolazione, anche ai fini di consensi informati realmente validi.